No country for old men: intervista con i Coen
Al Festival di Cannes sta per arrivare il giorno dei fratelli Coen: i due registi più indipendenti del cinema americano presenteranno domani No country for old men, western moderno tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy. E' la storia di una caccia all'uomo che coinvolge tre personaggi: un cacciatore (Josh Brolin) che nel deserto trova una valigetta con due milioni di dollari, un killer (Javier Bardem) che lo insegue, e uno sceriffo vecchio stampo (Tommy Lee Jones). Con questo film, i Coen promettono di tornare ad altissimi livelli. Le nouvel observateur li ha intervistati. E io vi riporto la traduzione di alcuni brani della conversazione.Una storia grandiosa
Nouvel observateur: Il libro com’è arrivato nelle vostre mani?
Joel Coen: Due anni fa il nostro produttore ha ricevuto le bozze del libro. L’abbiamo letto, e l’abbiamo amato. Era una sfida interessante.
Ethan Coen: Interessante, sì. La storia è bella. Si può riassumere così: tre uomini avanzano compiendo cerchi gli uni attorno agli altri.
Nouvel observateur: Cosa ha attirato la vostra attenzione?
Joel: Beh… c’è… una strana combinazione di…
Ethan: Di diversi generi. C’è il romanzo poliziesco, il western, l’avventura. Diversi codici si intrecciano.
Joel: Aggiungete a ciò il gusto di McCarthy per il sangue, e otterrete una storia…
Ethan: Grandiosa.
Monologhi e silenzi
Nouvel observateur: I dialoghi, nei libri di McCarthy, somigliano a brevi monologhi. Li avete rielaborati?
Joel: Abbastanza poco. Basta riprendere il testo. E’ tutta una questione di ritmo, per punteggiare l’azione.
Ethan: Ci siamo affidati ai monologhi dello sceriffo Bell, interpretato da Tommy Lee Jones. Ne abbiamo eliminati molti, ma abbiamo conservato la cadenza della storia. Abbiamo conservato i silenzi.
Lungo la frontiera, fuori del tempo
Nouvel observateur: Uno dei personaggi importanti della storia è la frontiera tra Texas e Messico, presenza invisibile ma potente…
Joel: Direi che è il personaggio principale, quello che determina tutto. I tre protagonisti - il fuggitivo, lo sceriffo e il killer - si trovano costantemente alla frontiera di qualcosa. Due culture, due paesi, due modi di vivere.
Ethan: La vita, la morte. Il paesaggio è molto importante: tutto scaturisce da lì, da quei paesaggi del sud-ovest del Texas. Tutto diventa fuori del tempo: non si sa se l’azione si svolge negli anni Cinquanta, negli anni Novanta… Certi dettagli permettono di datare l’azione, ma sono rari. Ci si immerge in una sorta di eternità. E’ quasi surrealista.
Il fuggitivo, lo sceriffo e il killer
Joel: I tre personaggi hanno lo stesso peso, come ne Il buono, il brutto, il cattivo, ma…
Ethan: Non c’è quasi nessuna scena in cui appaiono assieme. Tre storie che si incrociano, ma da lontano.
L'intervista:
Le bon, la brute e le tueur Le nouvel observateur
Le immagini:
No country for old men Cinempire.com
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